sms

Carino, ho pensato, ed eccolo qui..

Forse sarai tra i pochi napoletani emigranti al contrario.
O forse hai scontato il tuo esilio.
La vita, come hai ben potuto constatare, ci ha dimostrato di saperci sorprendere e sconvolgere in qualsiasi momento.
La tua città ti farà davvero rinascere..

E va bene, lo so che vi sto ammosciando con questa storia.. giuro che è l’ultimo post a riguardo.. :)

4 comments Giugno 16, 2008

via toledo

Arrivo alla fermata dell’autobus, mio papà mi accompagna, ha il sospetto, dice, che oggi ci sia sciopero, e invece no, l’autobus arriva presto, gli do un bacio e lui: ’statt accort’.
Vado.
La luce è flebile ma calda. Strano questo giugno, penso, troppo fresco per essere a metà mese. Attraverso i finestrini una Napoli che pigramente si risveglia, non c’è molto traffico, oggi è sabato,penso. Piazza Dante, sono in enorme anticipo quasi un’ora prima del necessario. Ma si, vado a piedi, la voglio respirare quest’aria di caffe e di ‘buongiorno’. Le strade ancora sonnecchiano e forse, mi dico, non vedo questa città a quest’ora del mattino da un’infinità di tempo.
Mi spingo fino in piazza trieste e trento a fare colazione. l’atmosfera sa di consueto, gesti, parole, che si ripetono ogni giorno, per quelli che anche oggi si ritrovano alla stessa ora per il primo caffè della giornata.
Per loro ma non per me. Io sono fuori.
E’ strano, tutto è cosi’ strano, un conto è venire a Napoli da ‘turista’ per il week end e avere nel cuore il sogno di tornarci a vivere, un conto è quardarsi in torno e sapere che questo, da oggi, è diventato il tuo mondo per davvero.
Sono diverse le abitudini, gli spazi, le persone, i luoghi, gli odori, il dialetto, i colori. Tutto.
Mi siedo, aspetto l’apertura. Sono fuori al negozio, il mio nuovo lavoro.
C’è un tizio, forse croato, che suona con una chitarra una musica dolcissima dalle parole incomprensibili, e il mio cuore ha un guizzo, penso a lui che ho lasciato li, ma che con il pensiero è sempre con me.
Mi ripeto che mi sento proprio strana. Cambiare cosi’ di colpo tutto mi mette agitazione. Vabbè mi dico, passerà. Spero di abituarmici presto.
Intanto una ragazza mi siede a fianco, primo giorno di lavoro anche per lei, inizia la settimana di prova. Scambiamo quattro chiacchiere, di dove sei, quanti anni hai, cose così.
Fumiamo l’ultima sigaretta, poi i negozi aprono.
Si parte.

5 comments Giugno 14, 2008

giallo e turchese

Stava li, appoggiato alla ringhiera. L’ho guardato, mentalmente salutato. Brillante, fiammante, nuovo di zecca, solo un po’ inpolverato. Una lucidata e sarebbe stato bellissimo. 16 anni insieme.
Quante cose abbiamo visto.
L’aria calda dell’estate sulla faccia, I moscerini negli occhi, porca.. la miscela finita, arrivare tardi ed entrare alla seconda ora, attaccargli la catena, sfilare nel traffico, il panorama del golfo, mettere in moto in discesa, le mani e la faccia affondate nella liberta’..
Io e il mio Bravo giallo e turchese.
E’ finita.
Un’addio veloce senza farmi vedere, sarei patetica.
Farai felice ‘Senatore’? Lui, l’ho saputo, ti desidera tanto.. questo ragazzino albanese del centro storico, che solo per un giro con te, farebbe festa tutta la settimana. Allora, farai il bravo? Sii? Me lo prometti?
E una lacrima scivola giu’, mi sento come uno a cui portano via un pezzo..

3 comments Giugno 13, 2008

via.

Parto. Vado via di qui. Torno a casa.
Qui non ho niente, non ho mai avuto niente. Me ne sono solo illusa a tratti.
Me ne sono resa conto qualche giorno fa per l’ennesima volta quando non avevo nessun indirizzo da dare, a parte il mio, a chi mi doveva spedire un pacco.
Sarà tutto nuovo, ma ha anche il sapore di cio’ che infondo ci appartiene.
Non è facile, pero’, me ne sono accorta giorno per giorno, fare punto e a capo, annullare tutto.
Ma l’ho fatto.
Sento ancora la ferita dentro. Non importa mi dico: ‘passerà’.
Ci vorrebbe la terza farfalla tatuata, quella che simboleggia i cambiamenti sul mio corpo, poi vedremo..
Sorrido, mi vesto, come piace a me, tutta colorata e con gli orecchini da gitana, mi guardo allo specchio. Ecco, la incontro, la nuova me mi piace. Le sorrido, le dico: ‘forza’. Già la vedo scorrazzare con la vespa, sotto il sole di via toledo. Sorrido di nuovo. Poi prendo le chiavi, esco con la macchina dal garage e inizio un nuovo viaggio.

15 comments Giugno 7, 2008

Lettera ad un amico

Sono in attesa. Nella sala d’attesa per le chemio.
Non ti chiamo perche’ starai lavorando, come avrai capito non ci sono buone novita’ ma dopo la fase dello sconforto arriva quella della sopportazione e della convivenza con il cambiamento repentino degli eventi.
Ecco proprio di questo volevo parlarti. Di fasi.
La tua e la mia. Diametralmente opposte.
Ieri ci pensavo mentre dispensavo curriculum (lo stesso che abbiamo scritto insieme qualche mese fa) in giro per i negozi nelle piu’ belle vie del centro.
Tu, alla ricerca della felicita’ fatta di costruzione, carriera, ambizioni.
Io, che dopo averle ottenute, ho capito che non mi hanno riempito la vita.
Adesso la mia massima aspirazione e’ di lavorare alla benetton di via Scarlatti, tornare a casa con la metro e sentire l’aria fresca di mare sulla pelle. Ecco, ho voglia di semplicita’, di leggerezza. La ‘famosa’ che e’ diventata, per me, oramai esigenza vitale, dopo che mi sono sentita soffocare dal peso di questa vita, dalle responsabilita’, dalle ambizioni lavorative.
Una separazione, una casa da mantenere e poi vendere, l’associazione, gli impegni, un lavoro dove farsi un mazzo per crescere e restare comunque la sera a casa da sola, e adesso un tumore, quello di mio padre.
Ho detto basta. Voglio una vita semplice. Il carico e’ diventato troppo pesante.
Per assurdo non desisdero altro che un posticino da commessa che mi lasci la testa libera e il cuore leggero. Sapessi che buffo, insieme a me fanno colloqui le ragazzine di 20 anni, ho sbagliato tutti i tempi, mi dico, ho sbagliato percorso, sono cresciuta troppo in fretta, avevo voglia di diventare subito grande, come in un riscatto, dove riuscivo a essere adulta e indipendente. Qualcuno mi dice che e’ un peccato, che sono in gamba e che potrei davvero diventare ‘importante’. In azienda, (adesso lavoro per l’azienda madre) si sente gia’ l’odore di ‘capoarea’, ma a me ormai non me ne frega proprio niente. Il tempo delle ambizioni per me e’ finito. Ma non la sento come una sconfitta, credimi, piuttosto come una grande liberta’..
Una volta ho scritto di una barca e di un tizio che gettava via le cose inutili che gli appesantivano il tragitto. Te lo ricordi? E’ esattamente cio’ che sto facendo in questo periodo, mi libero di tutto cio’ che mi appesantisce il viaggio. Ecco perche’ non e’ una sconfitta ma una scelta consapevole. Che strana la vita, come si cambia nel tempo, quanti giri fa la nostra anima e il nostro cervello, gli avvenimenti che cambiano la rotta.. Ops.. Forse ho davvero esagerato.. Leggila con calma, quando avrai un po’ di tempo da dedicarmi.. Poi magari ci faccio anche un post.. :)

3 comments Maggio 20, 2008

le preghiere non servono

Ho sentito le gambe tremare, dopo aver parlato con il medico e uscita dal reparto mi sono seduta su un muretto nel giardino tenuto bene e ho pianto. Forte. Sola.
Perche’ mi hai abbandonato, perche? Ti avevo chiesto di salvarmi, ti avevo detto che non ne avevo la forza, ma tu non hai ascoltato, hai deciso cosi’ e te ne sei fregato. Ti ho pregato urlando nel cuore della notte, ma tu non hai sentito.
Il sole era caldo, gli uccelli cinguettavano forse qualcuno col camice bianco passava indaffarato piu’ in la. Eppure questo mondo continua a girare e io non lo concepisco. Mi fa rabbia. Vorrei che si fermasse. Vorrei non vedere ancora un’altra alba.

3 comments Maggio 17, 2008

Ballate come se nessuno vi guardasse..

(Cito questa bella cosa che mi è capitata per le mani qualche giorno fa, perchè oggi, scrivere di mio, non mi va proprio.. La dedico a tutte le persone che mi sono vicine e anche a quelle un po’ lontane che mi vogliono bene.)

Siamo convinti che la nostra vita sarà migliore quando saremo sposati, quando avremo un primo figlio o un secondo. Poi ci sentiamo frustrati perchè i nostri figli sono troppo piccoli per questo o per quello e pensiamo che le cose andranno meglio quando saranno cresciuti. Pensiamo di sentirci meglio quando il nostro partner avrà risolto i suoi problemi o quando cambieremo l’auto.. Oppure quando il progetto della nuova casa sarà avviato, poi quando avremo la possibilità di fare delle vacanze meravigliose e non saremo piu’ costretti a lavorare..
Per tanto tempo ho pensato che presto la vera vita sarebbe cominciata, ma c’erano sempre ostacoli da superare strada facendo, qualcosa di irrisolto, un’affare che richiedeva ancora del tempo, dei debiti che non erano stati ancora regolati.. in seguito la vita sarebbe cominciata.. Poi ho capito che questa era già la mia vita. Questo modo nuovo di percepire le cose mi ha fatto capire che non c’è un mezzo per essere felici, che la felicità è il mezzo… Allora smettete di aspettare di finire la scuola, di tornare a scuola, di perdere 5 chili, di prendere 5 chili, di avere dei figli, di vederli andare via di casa, Smettete di aspettare di cominciare a lavorare, di andare in pensione, di sposarvi, di divorziare.. di pensare al venerdi sera, alla domenica mattina… Smettete di aspettare di avere una nuova macchina, una casa piu’ grande, quel vestito della vetrina.. Smettete di aspettare la primavera, l’estate, l’autunno o l’inverno.. Smettete di aspettare di lasciare questa vita, di rinascere nuovamente, e decidete che non c’è momento migliore per essere felici che il momento presente.. La felicità e le gioie della vita non sono delle mete, ma un viaggio, quindi: Lavorate come se non aveste bisogno di soldi, Amate come se non dovreste mai soffrire, Ballate come se nessuno viguardasse..
(Daisaku Ikeda)

2 comments Maggio 15, 2008

Napòlide

”Se il verbo tornare ha per me un senso e un’indirizzo, se anch’io ho un posto dove tornare è quella collina. Tornare per me è verbo di ricordi, non di geografia.
A Napoli quando scendo gli scalini del treno, non mi sento tornato. Invece mi sento solo, con un diritto piu’ intimo di quello che provo altrove.
Sono d’accordo con lei, con la città: chi non c’era, chi è mancato, ora non c’è, è decaduto il suo diritto di cittadinanza. Ora è uno dei tanti passanti che essa accoglie, senza opporre resistenza, lo straniero imbambolato che nessuno scaccia, sbirciato come me merce da raggiro. Ho rispetto del diritto di rigurgito che la città applica a chi se ne allontana. Se rispondo di me presso di lei è perchè porto i panni dell’ospite, non del cittadino. E se non ho il diritto di definirmi apòlide, posso dirmi napòlide, uno che si è raschiato dal corpo l’origine, per consegnarsi al mondo.
Mai piu’ ho attecchito altrove.
Chi si è staccato da Napoli, si stacca poi da tutto: non ha neanche lo sputo per incollarsi a qualcosa, a qualcuno.
Mai piu’ ho sputato, solo inghiottito.
Il timbro sul biglietto del treno aveva il colpo furibondo di una porta sbattuta alle spalle. Ero cancellato io, non il biglietto.” (Napòlide, Erri De luca)

Chi come me, da Napoli se ne è andato, sa quanto siano vere, intime queste parole, le senti che ti bruciano dentro come una ferita che ci metti sopra il sale.. per anni ho provato questa sensazione, a volte, il mio accento modificato nel tempo mi tradiva e mi sentivo dire: ‘Ma vuie, nun site e cca, site e Roma eh?’ e sentirsi ‘non riconosciuti’, rigurgitati appunto, dalla città che porto dentro e che difendo senza risparmio è lacerante. Ma oggi, con questa città che ha un’anima e un respiro proprio, ci ho fatto pace, mi ha accolta nuovamente.. Oggi il verbo tornare, ha il sapore di una declinazione al presente.
Ma questo è un’altro post.

8 comments Maggio 4, 2008

varie ed eventuali

Cosi’ scrivo nelle mail di lavoro quando non so bene quali saranno i temi trattati, cosi’ posso sempre scrivere tutto qello che mi salta in testa, senza una precisa indicazione.
Bene, mi dico, davanti al foglio bianco: da dove comincio?

E cosi’ mi sento oggi, cosi’ voglio scrivere, a ruota libera, senza meta, tutto è cosi’ pazzescamente confuso e rallentato e non è da me.
Lo so che ultimamente sono stata un ‘tantino’ pesante e che forse ho annoiato chi è passato , per sua sfortuna, di qui, oggi pero’ ho voglia di leggerezza in questo stato di galleggiamento nel quale mi sento, come al mare, quando ti lasci cullare dalle onde, incurante del tempo che passa.
La primavera è arrivata, il giorno, qui, c’è un sole caldissimo e la sera fa freddo come se fosse inverno, che palle, mi dico, quando arriva l’estate? Già guardo le riviste con i nuovi costumi da sfoggiare in spiaggia, ma poi l’estate arriverà pure lei, e mi lamentero’ del troppo caldo.. chissà che faro’ quest’estate appunto, non lo posso proprio programmare stavolta, la mia vita cambia in funzione degli eventi ultimamente, non in funzione di cio’ che scelgo e allora che fare? si puo’ solo aspettare..
Oddio che fiacca, si, sarà la mancanza di ferro, mi bevo quelle bottigliette schifose che dopo un paio mi passa la voglia e le ripongo nel cassetto.. ma perchè dico io, non inventano qualcosa che non sappia di nulla? E poi c’è l’integratore per la ritenzione idrica, quello per il transito intestinale e mi ritrovo a bere bottigliette varie di natura e colore che fanno venire il voltastomaco.
La gatta mi guarda, sono due giorni che siamo come due anime gemelle, la mia amica morbida e a strisce, miagola, mi si struscia, le gratto la pancia e lei socchiude i suoi grandi occhi gialli..
E andiamo avanti, negli alti vertici aziendali stanno decidendo le mie sorti e io sogno solo un tranquillo posticino come commessa in un negozietto, la sera dopo il lavoro respirerei l’aria mentre mi avvicino alla fermata dell’autobus e invece no, sto qui, rientro, poso la macchina in garage e tempo che sbrigo qualcosa al pc, una chiacchierata al telefono, mangio una cosa qualsiasi che si sono fatte già le 11 di sera e devo andare a dormire.. il tempo non mi basta mai..
L’amore.. eh.. proprio oggi si patrlava di sogni che sono belli finchè rimangono tali e treni che passano e che non li prendi o si e poi te ne penti, chi ci puo’ dire qual’è la scelta giusta? Chissà se poi esiste davvero o è solo fatto di chimica e ormoni come negli animali.. e se fosse solo opera dell’essere umano, che provvisto di intelletto, si è dovuto complicare per forza la vita, ficcandoci dentro, lacrime, sogni e speranze? Ve lo immagginate una specie di ‘google’ dove uno ci mette la domanda e esce la cose giusta da fare? Dai, sarebbe una figata!! troppe cose devo scegliere oggi a questo punto e proprio non mi va, ah si.. parlavamo dell’amore.. e già .. e chi ci capisce niente? uhm.. non lo so piu’.. vabbè..

E adesso basta pero’, senno’ poi finisco il barattolo della nutella e me la prendo con la ritenzione idrica. Uhm..
Che faccio lo rileggo? dai almeno per correggre gli errori.. ma no, ve l’avevo promesso, doveva essere di getto e cosi’ sia, spingo il tastino e pubblico..

4 comments Aprile 25, 2008

A lui.

Se ci penso davvero, non ti conosco poi cosi’ bene.
Quante cose hai visto, quante ne hai vissute, troppi anni ci separano. Io ho vissuto per dimostrare che non avevo bisogno di te, Tu che hai sempre nascosto dietro lo steccato della durezza e i fitti rimproveri la fragilità e la dolcezza.

Oggi ti guardo, in un letto d’ospedale, mi sembra tu sia invecchiato di colpo, ma non è cosi, è solo perchè forse non ti ho mai guardato veramente, mi sembra di vederti oggi per la prima volta, prendo coscienza di una consapevolezza nuova, che mi piace, sento che mi appartieni, allora la tua paura trova una piccola fuga e viene fuori, si lascia vedere..

Non avere paura papà, io ci sono. Sono qui e tutto quello che posso io lo faccio.
Non avere paura.

A pensarci bene, molto di quello che sono lo devo a te, ed è strano scoprirlo ora,  essere stata in contrasto con il tuo modo di essere, con il tuo carattere, che oggi scopro troppo simile al mio cosi’ capisco che per tutto questo tempo sono stata in contrasto con me, che sono fuggita solo per cercare il mio posto nel mondo per tornare qui, nel posto dove sono cresciuta, vicino a te.

Silenziosamente mi hai insegnato tutto quello che sono, l’onestà verso gli altri, la sincerità sopra ogni cosa e la libertà senza confini, perchè nulla è scontato, tutto è da scoprire e da capire, la fiducia incondizionata e l’amore per gli altri e le piccole cose, perchè nessuno è cattivo e basta. Tutti hanno solo bisogno di essere capiti.

Vorrei darti qualcosa che tu oggi non hai, vorrei darti la rabbia, il coraggio, la forza di aggrapparti alla tua vita e di tenerla stretta piu’ che puoi, di non gettare mai la spugna, perchè ogni giorno è un giorno nuovo e vale la pena di essere vissuto con la gioia nel cuore. Vorrei darti la consapevolezza che qui abbiamo tutti bisogno di te, io prima di tutto..

Perchè le mie mani sono troppo piccole e non sono capace di camminare da sola papà e ho ancora voglia di sentirmi tua figlia.

5 comments Aprile 11, 2008

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